• 28 Febbraio 2024
  • Ultimo aggiornamento 26 Febbraio 2024 8:31 pm
ROMA, DA CITTA’ ETERNA ALL’ESPERIENZA QUOTIDIANA

ROMA, DA CITTA’ ETERNA ALL’ESPERIENZA QUOTIDIANA

EDITORIALE: ESPERIENZA SUL CAMPO CON CITY COMPETENT DISTRETTO 1 ASL ROMA 1 IPACS

Circolare per le strade di Roma, per la maggior parte di noi, è un’esperienza abituale. Ma a seguito degli incontri organizzati dal “City Competent Distretto 1 Asl Roma 1 IPACS” siamo stati indotti a riflettere tra la Storia antica e le nostre esperenze quotidiane.

Lunedì, giorno del penultimo incontro sono arrivato a Roma con la mia autovettura. Parcheggio all’Anagnina, nei pressi della fermata metro A. Prendo la metro con l’intenzione di scendere a Termini o, anche, a piazza della Repubblica. Durante il viaggio consulto il cellulare, ormai divenuto Agenda/aggiornamento di informazioni. Distratto dalla lettura mi sono accorto di essere arrivato a piazza di Spagna. Che fare? Decido di scendere a piazza del Popolo. Contrariamente a quanto previsto, non vedo fermate di bus per Piazza Venezia. Chiedo informazioni ad un vigile urbano il quale mi consiglia di andare a piedi.

Così mi incammino. ma a quel punto, l’dea. Fare una serie di foto significative di luoghi che rappresentano riferimenti più o meno recenti dell’esperienza personale.

 

                                                               

Avrei preferito separare le foto per commentarle in modo più dettagliato ma considerando questo lavoro come un’esercitazione cerchiamo di semplificare.

In questa zona ho svolto molte attività ed è per questo che sono molto legato. Già negli anni ’60 frequentavo la federazione giovanile socialista che era al numero 267 del Corso e poi a 300 metri di distanza la Direzione nazionale. Iniziai anche a collaborare con il giornale l’Avanti! Nel 1975, diventai il corrispondente dei Castelli Romani de Il Messaggero (successivamente a Il Tempo), l’ultima foto pubblicata mostra invece piazza S. Lorenzo in Lucina, strada obbligata per raggiunere la sede dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio e di Stampa Romana, sindacato regionale (di cui sono stato anche membro di Segreteria) in Via della Torretta 36.

Le ultime foto rappresentano Via di S. Giacomo dove c’era un ex ospedale realizzato da una donazione.

In breve la Storia. Nella seconda metà del XV secolo la gestione dell’ospedale venne affidata alla Compagnia del Divino Amore, già impegnata nella fondazione di altri ospedali italiani degli incurabili. La rifondazione cinquecentesca, con la promozione ad Arcispedale, fu ordinata nel 1515 da papa Leone X, mentre l’organizzazione fu riformata dall’attività di san Camillo de Lellis che qui concepì e fondò il suo Ordine. Tra i benefattori si distinse Anton Maria Salviati, che nel 1593 riedificò la grande struttura e la dotò di un fondo patrimoniale destinato esplicitamente alla sua autonomia economica: donò infine la struttura stessa alla città con il vincolo perpetuo di destinazione all’ospedalità. (da Wikipedia)

L’Ospedale San Giacomo. Il nosocomio romano, che ha terminato di svolgere la propria attività nel 2008, non doveva e non poteva essere dismesso. Perché, come aveva già stabilito il giudice del Consiglio di Stato, la decisione dell’ex commissario alla sanità e presidente della regione Lazio, Piero Marrazzo, era illegittima.

Questo caso dimostra come si intrecciano le questioni storiche con quelle dell’attualità. Saranno contenti, se sopravvissuti, gli anziani, quei pochi che ancora vivono nel Centro storico, che all’epoca furono molto contrariati per la chiusura del nosocomio.

Il racconto potrebbe dilungarsi di molto: la Chiesa di San Carlo al Corso, in cui campeggia re Olaf, dichiarato santo per aver cristianizzato la Norvegia e le sedi istituzionali del Parlamento e tanti punti storici.

Infine, che c’entra quel portale  di stile completamente diverso? E’ l’ingresso di un grande caseggiato in cui sono nato, al numero 32 nell’immediato dopoguerra di Via Conte di Carmagnola, (zona casilina) quando si nasceva ancora in casa. Ho abitato lì fino all’età di quattro anni, perciò posso sostenere, a buon ragione, di essere romano.