• 29 Febbraio 2024
  • Ultimo aggiornamento 26 Febbraio 2024 8:31 pm
CRAXI E L’INGRATITUDINE DEL PCI

CRAXI E L’INGRATITUDINE DEL PCI

di Gianvito Caldararo Opinioni 21 Novembre 2023

di Gianvito Caldararo

Il comunismo crollava dappertutto. Crollava a Varsavia (Polonia), a Praga (Repubblica Ceca), a Budapest (Ungheria) e Bucarest  Romania). Il 9 novembre del 1989 avviene la caduta del muro di Berlino e il PCI (Partito comunista italiano), il maggiore dell’occidente, il secondo partito italiano, quello che da oltre 40 anni monopolizza la cultura e la forza sindacale, è in mezzo al guado.

Il segretario Alessandro Natta, uomo della vecchia guardia, colpito da infarto, con una vera congiura di palazzo viene destituito da segretario nazionale e viene eletto Achille Occhetto, il quale riunisce a Bologna il partito e proclama l’uscita del PCI dal comunismo. Al nuovo partito è attribuito il nome di PDS (Partito Democratico di sinistra), senza un minimo riferimento al socialismo.

Craxi all’indomani della caduta del muro di Berlino ha lanciato “L’Unità socialista” fra i socialisti del PSI e gli ex comunisti. Craxi spera che nell’ex PCI si apra un dibattito per giungere a realizzare la tanto attesa unità socialista. Dibattito che non decolla, nel mentre si assiste alla emarginazione dei noti “miglioristi”, cioè quei dirigenti del PCI più vicini alle posizioni socialiste.

Nonostante che Craxi veda crescere le difficoltà dell’unificazione, in cui però crede, come evidenzia Umberto Cicconi, “come a un processo ineluttabile”, dialoga con alcuni esponenti dell’ex PCI ed in modo particolare con Piero Fassino. E sarà proprio Piero Fassino, che il 1 giugno del 1991 indirizzerà a Craxi una lunga lettera, con la quale chiede l’intervento di Craxi per l’adesione del PDS all’Internazionale Socialista”. Nella lettera Piero Fassino, scrive testualmente quanto segue: “In questo senso un Tuo atteggiamento positivo che favorisse l’adesione del PDS all’Internazionale Socialista avrebbe un enorme valore e rappresenterebbe un fatto che l’intero PDS non potrebbe non considerare come un atto che inaugura una stagione nuova nei rapporti tra i due partiti”.

Craxi si prodigherà in tale direzione e il PDS entrerà nella grande famiglia socialista. Ma come sarà ripagato Craxi dagli ex comunisti ed in modo particolare da Occhetto e D’Alema? Con una ingratitudine e odiosa ostilità pari a quella di Berlinguer manifestata nel lontano 5 febbraio 1981, quando in direzione del PCI svolse una relazione, si dice ispirata dal suo consigliere Franco Rodano, estremamente severa su Craxi. Molto più aperta sarà la posizione di uomini e dirigenti come Lama, Napolitano, Chiaromonte, Pajetta, Cervetti, e persino Reichlin, tanto che Alessandro Natta, disse: “Non siamo d’accordo sull’analisi del PSI e quindi non siamo in grado di concludere”.

La generosità di Craxi sarà ripagata con il solito rancore e il pesante veto nei suoi confronti. Non va dimenticato che Enrico Berlinguer dirà di Craxi che “è un pericolo per la democrazia”. Mentre Tonino Tatò, l’ombra di Berlinguer, giungerà a dire che Craxi “è un bandito di alto livello”.

Sono queste le ragioni che non hanno dato all’Italia una forte forza socialista, come quella che esiste in quasi tutti i Paesi europei. Hanno deciso, invece, allearsi con i democristiani di sinistra per costituire il PD (Partito Democratico), un partito nato male e vissuto peggio. Infatti, oggi l’Italia è governata dalla destra. Questo è il grande capolavoro dei vari Occhetto, D’Alema, Bersani, Letta, Conte e company.    

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